Category: linux

backtrack4

Installare backtrack 4 pre final in un macbook unibody 5,1 è semplicissimo:

Per far si che l’installazione vada a buon fine abbiamo bisogno fondamentalmente di due software in particolare, ovvero rEFIt e gparted.

rEFIt infatti permette il dual boot su tutti i macbook, mentre gparted ci permetterà di partizionare e ridimensionare il disco senza perdere un singolo dato.

Installare rEFIt è molto semplice, ci basterà scaricare il file .dmg direttamente da QUI ed avviarlo da macOSx.

Una volta installato rEFIt, inseriamo il cd di gparted e riavviamo.

Al riavvio teniamo premuto il tasto “D” per far si che il boot avvenga da cd, ci apparirà però una simpatica videata prodotta da rEFIt in cui avremo la possibilità di scegliere la modalità d’avvio, ovvero se con macOSx o da cd, ovviamente la nostra scelta sarà quest’ultima.

All’avvio di gparted avremo la possibilità di ridimensionare la partizione in cui è installato macOSx cliccandoci semplicemente sopra con il tasto destro e scegliendo l’opzione “ridimensiona

Ci basterà dunque rimpicciolire la partizione di macOSx di almeno 6GB e formattare i 4GB appena liberati con un filesystem ext3 e i 2GB restanti come swap linux.

Applichiamo le modifiche e attendiamo che il tutto venga eseguito, state tranquilli, l’operazione che state facendo è molto delicata ma gparted sa fare il suo sporco lavoro in maniera eccellente!!!

Quando gparted ha concluso le varie operazioni di partizionamento, possiamo riavviare e fare nuovamente il boot da cd, ma questa volta con il dvd di backtrack 4 pre final.

Scelto l’avvio da cd, ci apparirà la classica videata di backtrack in cui potremo scegliere la risoluzione, optiamo per la già preselezionata 1024×768 anche se si rivelerà non adatta alle dimensioni del nostro monitor, ma non avendo altra scelta dovremo accontentarci.

Avviata la backtrack 4 pre final, vedremo nel desktop l’icona denominata “install.h”, ci basterà quindi fare un singolo click per avviare l’installazione grafica.

L’interfaccia grafica d’installazione è molto intuitiva e penso non abbia bisogno di molte spiegazioni, le uniche cose da precisare sono:

Backtrack bisognerà necessariamente installarla nella partizione precedentemente formattata con filesystem ext3 utilizzando lo swap precedentemente creato.
Bisognerà inoltre stare molto attenti che l’MBR non venga toccato (succederebbero casini molto fastidiosi) ma bensì bisognerà avere l’accortezza di installare il bootloader della backtrack (grub) nella stessa partizione in cui installeremo backtrack.

Buon divertimento.

*Appena avrò modo, elencherò la lista di compatibilità hardware
Wi$e-Guy Money Roll, inserito originariamente da Gnerk.

Cifre impensabili per quanto mi riguarda, non avrei mai immaginato che costasse così tanto lo sviluppo di kubuntu per la durata di un solo anno. Penso che molti di quei soldi siano stati spesi per inviare CD gratuiti a chiunque li richiedesse in qualsiasi parte del mondo attraverso il servizio “Shipit” che continua ad essere molto apprezzato dagli utenti e che il gruppo di kubuntu stesso non ha intenzione di tagliare.
Mark Shuttleworth, presidente di Canonical, società che fa capo del progetto ubuntu/kubuntu/xubuntu/edubuntu, dichiara infatti in un modo abbastanza “burbero”: “I worked out the other day that i personally spend more than $2m a year supporting Kubuntu and KDE, and yet those communities think it’s cool to act unloved” che in Italiano suona come una sorta di “ho lavorato su kubuntu spendendo 2 milioni di dollari e c’è ancora gente che pensa che kubuntu sia una distribuzione sorellastra”
Insomma, la spesa economica è elevata, le critiche continuano ad arrivare e il presidente inizia ad avere le prime crisi di nervi, ma il progetto continua ad andare avanti ed è anche grazie a quest’ultimo che Linux sta conquistando fette di mercato importanti, è chiaro che se gli investimenti fatti in questi anni ora venissero concentrati su altre priorità ben più conosciute, non farebbe poi così male ma dobbiamo comunque accontentarci del prodotto che ne sta uscendo dalla volontà di quella sola persona che finanzia la baracca.

os-market-share

Beh, non è neanche poi così male se ci si pensa bene… Una persona su 100, secondo “Operating System market share“, utilizza Linux. Potrebbe sembrare molto poco, ma se consideriamo che non gode di campagne pubblicitarie degne di tale nome, che viene sviluppato principalmente dalla comunità di utenti che lo utilizzano e che partì solo ed esclusivamente dall’idea di avere un sistema operativo funzionante, sicuro e libero, non è poi così male se nel 2009 l’1% degli utenti che utilizzano un computer usano linux.

Linux in tutti questi anni si è aggiundicato circa il 70% del mercato server, battendo ogni altro tipo di concorrenza condotta da Microsoft o chi che sia, ad oggi infatti tutti noi inconsapevolmente utilizziamo linux, il 70% dei server web che ospitano a loro volta siti internet che normalmente visitiamo, utilizza linux. I motivi per utilizzare linux in ambiente server sono molteplici, dalla sicurezza, al supporto, dalle prestazioni alle opportunità, non è un caso che apache esordì e si mantenga per piattaforme linux.

Il mercato desktop e laptop inevce è un po’ più faticoso da conquistare, si ha a che fare infatti con i semplici utenti cresciuti con prodotti microsoft e (parere personale) incantesimati con quel tipo di prodotti che personalmente non apprezzo. Uso il termine “incantesimati” perchè ad oggi la situazione nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni è pressochè drammatica sotto questo aspetto, non vi è la possibilità di utilizzare. e di conseguenza conoscere, le alternative disponibili nel mercato del software, questo ovviamente giova alla diffusione e anche alle tasche di Microsoft e dei suoi prodotti che tutti sappiamo non essere poi così economici e legittimamente (passatemi il termine) “copiabili”.

Molti utenti infatti non conoscono linux, non conoscono i vantaggi che questo sistema operativo può offrire, alcuni tra molti potrebbero essere il costo che nella stragrande maggioranza dei casi è nullo, l’affidabilità, la sicurezza in termini di struttura in quanto non soggetta a virus e così via. Insomma, i vantaggi per utilizzare Linux sono molteplici, ma la gente si continua ad indirizzarla verso prodotti closed source, a pagamento e poco affidabili, i quali costano all’utente finale e alle pubbliche amministrazioni che non hanno affatto una facile gestione economica.

Ma non è di questo che devo parlare ora, ora si prende atto che Linux si sta facendo notare anche nei più classici computer e sembra essere destinato ad aumentare in termini di percentuale.